camasco story
Oltre mezzo secolo fa - eravamo
a metà degli Anni ‘50 - a Camasco, un paesino della Valsesia posato al centro di
una valle verdissima a quota 800 metri, tre amici decisero di fondare un
sodalizio per animare il periodo delle vacanze estive.
Il paese, da sempre con vocazione turistica, usciva dalla guerra un po’
malconcio: nel corso di una rappresaglia un grande albergo e numerose case erano
state distrutte da un incendio e la popolazione residente aveva subito un
drastico calo, andando ad incrementare l’emigrazione. E pensare che si trattava
di una località che disponeva di due ottimi alberghi, negozio, bar, scuole,
asilo e perfino di un trampolino per il salto con gli sci sul quale fin dal 1935
si svolgevano competizioni.
Tuttavia il turismo proseguiva, forte della vicinanza alla città di Varallo,
alla quale era collegato da una buona strada. D’estate tutte le case ancora
abitabili pullulavano di villeggianti ed il paese brulicava di bambini.
I tre amici (l’avvocato Mario Caimi e due prèsidi, il professori Luigi Piazzano
e Dante Verrua) decisero di fondare un’associazione, coinvolgendo anche numerosi
personaggi locali, con lo scopo iniziale di far divertire i bambini ( i propri e
quelli del paese). Nacque così la Pro Camasco, strutturata in forma di Pro Loco.
La manifestazione estiva più antica, la “Festa dei Bambini” si svolge ad ogni
Ferragosto e ormai da oltre mezzo secolo ha sempre raggiunto il suo scopo di
divertire i più piccoli ed i loro genitori.
Ma i tre vulcanici personaggi non erano ancora soddisfatti e fu così che nel
1959 idearono la “Festa dei Pittori”, prima manifestazione di pittura
estemporanea in Valsesia, che fin da subito ebbe un successo notevole, portando
a Camasco fino a 50 artisti che, dopo un pranzo luculliano, donavano le proprie
opere alla Pro Loco per la ristrutturazione ed il miglioramento delle
attrezzature del paese. Ogni pittore, poi, si impegnava ad eseguire nel corso
dell’anno una piccola opera inalienabile da lasciare alla Pro Loco come simbolo
della partecipazione alla rassegna.
Nel breve volgere degli anni due dei tre ideatori della Pro Loco morirono e
l’avvocato Caimi si ritrovò solo a condurre il sodalizio. Ma, lungi dallo
scoraggiarsi, si inventò qualche altra attività. In quegli anni nevicava molto:
agli 800 metri di Camasco cadevano annualmente quasi un paio di metri di neve.
Appassionato di sci, con tre figli sciatori agonistici, prese a far progetti sui
grandi pascoli del Tapone che fronteggiano il paese e... dal dire al fare non
passò molto tempo. Prima un impianto di risalita artigianale, poi uno skiliffino,
infine un bell’impianto moderno a sostituire quello artigianale e a servire tre
piste con un dislivello di poco superiore ai 100 metri.
Buona parte degli sciatori valsesiani hanno mosso i primi passi con gli sci ai
piedi proprio a Camasco. Nelle domeniche d’inverso salivano ai campi di sci
oltre mille persone e gli affari andavano bene. Ma una Pro Loco, per quei tempi,
non era adatta a gestire queste attrezzature da un punto di vista legale. Ben lo
sapeva l’avvocato e così nacque la Pro Camasco S.r.l. in forma cooperativa.
Ma gli sciatori, per salire ai campi di neve, dovevano sobbarcarsi almeno un
quarto d’ora a piedi con gli sci in spalla e lungo le piste non esisteva un
punto di ristoro, a parte qualche volenteroso camaschese che vendeva bibite e
panini fra il noleggio di una slitta e di un paio di sci.
Che fare? L’unica soluzione era la creazione di una strada carrozzabile che
collegasse il paese ai campi di sci. Ma non era un’impresa facile, anche perché
erano necessari due ponti per scavalcare altrettanti torrenti e poi bisognava
acquistare i terreni sui quali sarebbe passata la strada.
Con caparbietà e tanto coraggio l’avvocato affrontò l’impresa e un paio d’anni
dopo gli autocarri trasportavano materiali da costruzione per costruire il posto
di ristoro che ancora oggi troneggia con la sua insegna sopra all’ingresso che
recita “Baita dei Pittori”. Chi ci entra ancor oggi, vede a mo’ di arredamento
un centinaio di tavolette formato 20x20 cm con le opere lasciate negli anni dai
pittori. Nel 1968 la “Baita” venne ingrandita aggiungendo una sala da pranzo
dalle grandi finestre panoramiche.
Problemi di salute indussero l’avvocato a lasciare la presidenza della Pro
Camasco e negli anni ‘70 gli subentrò Romano De Giuli, villeggiante novarese,
che per un’altra decina d’anni resse le sorti della società, operando per
facilitare il lavoro di battitura delle piste da sci con l’acquisto di un
battipista e gestendo al meglio sia l’attività estiva che quella invernale. Ma
la “Festa dei Pittori”, che tanto lustro aveva dato a Camasco e che aveva
portato tanti soldini nelle casse della società, fu abbandonata. In compenso la
“Baita” ebbe formidabili gestori come Riccardo (“Ricu”) Prioni , Maria Mercedes
Ratti, Giovanni ed Ivo Giandolini, che negli anni hanno sempre richiamato
turisti-gastronomi saliti al paese per gustare le specialità locali.
Purtroppo all’inizio degli Anni ‘80, non solo a Camasco, ma su tutto l’arco
alpino, si aprì un periodo di scarse precipitazioni nevose, che dura ancor oggi.
Si provò con l’innevamento artificiale, ma gli impianti erano agli albori e la
resa dei “cannoncini” scarsa. Inoltre le spese per la gestione degli impianti di
risalita erano eccessivamente onerose, gli obblighi tantissimi, i costi sempre
più alti. Fu così che la Pro Camasco S.r.l., negli ultimi anni molto debole
anche dal punto di vista organizzativo per la stagione estiva, venne messa in
liquidazione.
Ma ai camaschesi ed ai villeggianti proprietari di case non andava proprio a
genio che le proprietà della società finissero in mano a chicchessia. Fu così
che il 22 Giugno del 1990, di fronte al notaio Perna di Borgosesia, venne
stilato l’atto costitutivo della Associazione Turistica Pro Loco Camasco,
sottoscritto da Silvano Ratti, Federico Ratti, Cesare Lana, Aldo Dealbertis,
Enrico Guglielmina e Giuseppe Meazzi. La Pro Loco, presieduta da Silvano Ratti,
nel giro di pochi mesi raggiunse la settantina di soci e decise di riscattare la
proprietà della Pro Camasco S.r.l., con il versamento di quote in denaro
individuali fino a coprire il fabbisogno per l’acquisto. Quote che poi sarebbero
state restituite nel tempo e con gli interessi ai prestatori.
In mancanza di attività invernale, in questi anni la Pro Loco ha sviluppato al
massimo quella estiva, facendo realizzare un tendone (battezzato pomposamente “PalaCamasco”)
per ospitare feste sia gastronomiche che turistiche e culturali. Con l’aiuto e
l’impegno di tutti - residenti e villeggianti - le cose sono andate bene: i
debiti verso i soci sono stati tutti restituiti, la “Festa dei Pittori”, che
tanto aveva contribuito al lancio turistico di Camasco, è stata ripresa, altre
iniziative sono nate e oggi la “Baita dei Pittori”, grazie anche alla creazione
di una rassegna di poesia dialettale di grande successo, è divenuta sede
dell’Associazione Poeti Dialettali Valsesiani. La Pro Loco Camasco è famosa in
Valsesia per le sue iniziative gastronomiche, sportive e culturali ed è sempre
in prima fila nella partecipazione a manifestazioni legate al folklore
valsesiano.
Dopo Silvano Ratti è stato eletto Presidente Gianfranco Caimi, dopo di lui,
Fiorenzo Costa che ha portato magnificamente a termine il proprio mandato
assolvendo nello stesso tempo l'incarico di presidente del Gruppo Alpini locale.
Dopo la parentesi di un anno sotto la presidenza di Giuseppe Meazzi, uno dei
fondatori storici del sodalizio, dalo 1996 la presidenza è passata nuovamente a
Gianfranco Caimi, che è stato riconfermato a reggere le redini dell'associazione
fino al 2011.
Gianfranco Caimi
Da un giornale del 1781
Ministero dei Beni Culturali Varallo
Si dice che il 17 Aprile del 1781 un lupo, proveniente dal Monte Salbianca arrivò a Cillimo dove morsicò al braccio una giovane di nome Caterina Maria Longhetti. Il lupo si avviò verso Varallo dove attaccò Pier Antonio Zanolio, che si difese a calci e con l’ombrello, verso l’Oratorio di Loreto il lupo si imbattè con Angela Margherita De Gasperi d’Ollegio azzannandola ad una guancia ed al collo, lasciandola semimorta e quindi attoccò il padre della poveretta che era accorso in suo aiuto, cercando di azzannarlo ma non riuscendo in quanto l’uomo si difese prontamente con un bastone. Il lupo scappò nella zona Giare dove fu costretto alla fuga dagli abitanti. Passando sotto il Roccolo arrivò alla cinta del Collegio delle Orsoline dove fortunatamente alcune persone con sassi lo costrinsero alla fuga. Il lupo si diresse verso San Marco sino ad arrivare al Mulino di Baraggia dove assalì una fanciulla di Doccio dirigendosi poi verso il Mastallone assalì Maria Maddalena del Grosso azzannandola alla guancia sinistra. Presso la cima del Borgo azzannò al naso Caterina Danelli e poi inseguì Giambattista Scagliotto riuscendo a gettarlo a terra ed a morderlo varie volte alla testa, quindi vicino all’Oratorio di San Giovanni assalì Giuseppe del Grosso mordendolo al volto e la di lui madre al capo.
Dopo aver incontrato un gruppo di persone, che con sassi e bastoni lo fecero scappare, il lupo arrivò all’Oratorio di San Pietro dove azzannò all’orecchio destro Domenica Folghera. Dopo tutte queste disgazie il Sig. Pretore Prevosti Capino ordinò alla Milizia urbana di armarsi. Si unirono i Signori Capitani e Deputati ed in poco tempo più di trecento persone, ognuno sotto la direzione del proprio Capitano, armate la maggior parte di fucili, altri di alabarde ed alcuni di forconi, furono pronte a dare la caccia al pericoloso animale. Si mandarono appelli a tutte le comunità della valle. Intanto il feroce lupo giunse alla Barattina dove morsicà Magarita del Zanno al viso, poi morse Margherita Lana alla testa ed all’orecchio sinistro, indi morse al braccio la vedova di Gaudenzio Zuccone. Il lupo proseguì la sua scorribanda lungo la Bagnola fino alla confluenza del fiume Nono senza trovar gente e, poco sopra Pozzallo incontrò Carl’Antonio Prino che venne morsicato sulla fronte, poco dopo trovò Giacomo Zaquino deturpandogli il volto ed una mano. Verso le dieci arrivò a Camasco e morse Domenica Prina, salì alla Costa e morse Domenica Bordiga e morse pure la domestica del signor Giuseppe Costa. Da Camasco venne cacciato con bastoni ed il lupo arrivò a Morondo dove morse la figlia di Giovanni Longhetto alla guancia, al collo e al labbro, poi si avventò sul fratello mordendolo allla guancia. Da Morondo, passando da Pozzallo, si diresse a Verzimo, dove morsicò alla mascella inferiore Domenico Ratto e ferì al fianco Marianna Magna. Da Verzimo scese alla Crosa e si avventò su Domenico Morotta ferendolo alla gola, verso le quindici, vicino alle moie assalì Giovanni Comola di Buglio ferendolo al naso. Il lupo si diresse al Gamberaro della Rocca dove persone armate erano schierate e fu colpito da due colpi di fucile mentre correva e finito con un terzo colpo. I feriti in totale furono 24. Il lupo era maschio di corporatura media.
a cura de
"l'impegno", a. I, n. 0, aprile 1981
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle
province di Biella e Vercelli.
Le pagine che seguono costituiscono un esempio interessante, non privo di
un certo fascino, di quella che potremmo definire una vera e propria cronaca di
guerra che si connota in modo alternativo rispetto a quella militare di tipo
tradizionale.
La donna che annota scrupolosamente i fatti salienti che toccano Camasco e le
frazioni circostanti dalla fine del 1943 al marzo 1945 è infatti parte dì quella
popolazione civile, ma quanto mai in guerra, che, ad una attenta analisi del
periodo resistenziale, va sempre più legittimandosi come protagonista a pieno
titolo della lotta di liberazione a fianco dell'elemento militare in senso
stretto.
Gli incendi, gli arresti, le fucilazioni, i momenti di paura e di terrore che
con le squadre nazifasciste giungono nella zona di Camasco, diventano, nel
diario di questa donna, non solo l'affresco di un periodo, ormai fine a se
stesso, ma soprattutto pagine di Storia vera e propria con quanto di vitale essa
possiede.
Ci si trova di fronte ad un momento di storia locale che propone l'esperienza di
uno dei tanti paesi della nostra zona di fronte ad un fatto di portata
nazionale: la lotta contro il fascismo e le truppe di occupazione, e lo propone
attraverso una figura insolita, non di storico, ma di donna semplice che sigla
un momento della sua vita profondamente condiviso con il suo paese.
L'abitato di Camasco ha vissuto intorno alla fine di dicembre 1943 momenti di
intensa drammaticità.
La mattina del 30 dicembre 1943, infatti, avvertito dell'arrivo dei fascisti a
Varallo, il distaccamento partigiano di Camasco, che contava una ventina di
uomini, si appostò all'ingresso del paese. Verso le sedici del giorno stesso una
trentina di soldati fascisti giunsero nella zona, dove vennero attaccati. Il
reparto rinunciò al contrattacco e fuggì lasciando sul terreno un morto. Dopo
circa mezz'ora tre fascisti tornarono sul luogo e, appostatisi presso il
commilitone ucciso, aprirono il fuoco contro la postazione partigiana.
Conseguenza della reazione del distaccamento fu la morte di tutti e tre i
soldati. Al calare della notte un contingente fascista di duecento uomini risalì
da Varallo verso Camasco; al distaccamento partigiano, notevolmente inferiore di
numero, non rimase altra alternativa se non una ritirata strategica all'alpe
Sacchi.
Ciò che seguì, oltre agli scontri a fuoco, è storia della popolazione di Camasco
e delle frazioni circostanti che rinveniamo nella testimonianza scritta di
Letizia Folghera che parte dalla battaglia cui si è accennato e, dopo una pausa
di circa tre mesi, riprende, con brevi ma significative note, nel marzo 1944 per
arrivare fino alle soglie della conclusione del conflitto.
Il diario sottolinea, con uno stile che ha unitamente i caratteri della cronaca
giornalistica e della narrativa, le ore drammatiche della piccola valle di
Camasco nell'incontro con le truppe nazifasciste e che la donna considera degno
di ricordo perenne per i giovani.
È difficile segnalare momenti particolarmente significativi all'interno del
diario, senza temere di alterare l'armonia complessiva dello scritto, il ritmo
intenso e vitale che l'autrice, nata nel 1869, gli conferisce, per nulla
scalfito dalle difficoltà grammaticali connesse alla realtà culturale della fine
del secolo scorso. Vorremmo tuttavia sottolineare la dimensione drammatica in
cui scorrono le ore degli abitanti di Camasco di fronte al fuoco che divora le
case e le poche masserizie o nei momenti in cui l'intero paese è minacciato di
fucilazione; il continuo andare col pensiero a Dio, visto come unica certezza,
come sola speranza, quando ormai nulla è certo e sperare diventa sempre più
superiore alle capacità degli esseri umani.
Degne di nota sono, inoltre, da un lato la figura del sacerdote, in questo caso,
come in molti altri, unico mediatore fra la popolazione e i fascisti e,
dall'altro le figure di coloro che, come collaboratori partigiani, subirono,
spesso senza possibilità di difesa, la violenza del tentativo fascista di
stroncare la guerra partigiana.
Riportiamo la testimonianza così come è scritta, certi che il suo valore risieda
proprio nella sua immediatezza e spontaneità, nella testimonianza diretta di una
cultura e di un modo di porsi di fronte ad un evento storico. (g. m.)
1944 Il quarto anno di guerra
Il 1943 trenta dicembre1
fu stata una giornata triste molto triste fu stata la sparatoria proprio dietro
la casina della fontana la metraglia si sentiva battere nei canali e nelle tole
che faceva paura era un rumore continuo molto pauroso i partigiani anno uciso
tre fascista e feriti diversi; e le anno preso un cambiun pieno di viveri e
munisioni (lanno condotto a Camasco) la sera alle nove i fascista sono venuti a
prendere i suoi morti prendere i resti che anno trovato uno era ireconoscibile
tutto flagelato andato tutto a pessi sotto lo stradone nelle navette in facia la
galona se le anno portati via nel suo cambion morti e feriti che erano stati
portati all'ospedale di Varallo.
Al trentun dicembre ultimo giorno d'ell'ano sono date memorande questi fascisti
sono tornati Camasco per vendicare i suoi morti anno dato il foto all'albergo
Caula2
perche aspettava e dava damangiare i partegiani poi anno apicato il foco anche
le altre case coperte a paglia fu un rogo solo e quai se portavano fori qualche
cosa o andare spegnere il foco questi fasisti anno preso tutti i proprietarii li
anno messi tutti in fila presso il muro della piazza litorio e loro tutti colla
rivoltella in mano se si moveno gli sparavano giornate di terore fa radrisare i
capelli a parlarne non pare vero pure e verità. e poi non basta volevano venire
anche Rolate e Scolaro il nostro bon arciprete si amesso inginochio a suplicarli
di non andare che era basta insomma a otenuto la gente di Rolate anno lavorato
tutto il giorno portare fori la roba più necesaria primi i vestiti tutti anno
svotato le case portato via nei campi nei prati e tante anno portato in chiesa
di S. Stefano credo che giornate di terrore come queste non ne veranno piu.
Fortuna che non e stato nesuna vitima poi anno preso vomini e donne li anno
fatti salire in sul suo cambiun con loro e li anno condotti nel salone d'ell'albergo
Ditalia Varallo li anno tenuti li un giorno e una notte sempre interogarli poi
pasando dicevano fra pochi minuti sarete fucilati si po immaginare lo strazio di
questa povera gente, Dio volle li anno poi lasiati venire casa sua: ma non
avevano più ma un muchio di cenere e macerie la providensa a proveduto anche per
questa povera gente: subito sono stati socorsi Dio vede Dio provede.
Uno solo non l'anno lasiato venire a casa il Caula Secondo l'anno tenuto ancora
in oservazione come ostaggio poi l'anno mandato a Vercelli e gia un mese e mezzo
che le là povero vomo chisà come sarà trattato. Unal'tra data ancora di
ricordare il venttidue gennaio giorno di S. Gaudenzio la mattina pena all'alba
tutti sentiamo un grande rumore, guardiamo erano sette dico 7 autubus pieni di
tedeschi anno invaso campagna e strade; diversi si sono fermati al ponte del
molino noi sentimmo colpi della malora anno aceso il foco sono andati prendere
legna secca e dei ciuchi grossi sotto la nostra tettoia pareva un fallò.
Sentendo questi colpi mio figlio Paolo a detto mi sfondano le mie porte sicuro
della mia casa e ciò dicendo correva a vedere: rivato sul posto trovò due tre
porte sfondati e avevano già messo tutto sosopra la sua roba che aveva portata
giu per salvarla dal foco: come dicevano volevano bruciare anche Rolate, doveva
fare la fine di Camasco. Tanti anno tirato dritto sono andati Camasco sfondare
altre porte e fare tanti rubalizii: per al momento i piu protetti sono Costa
Scolaro e Rolate.
Mi firmo Folghera Letizia
Nata l'anno 1969 (sic)
Scritto il 15 febbraio 1944.
l'anno 1944. memorie
8 Marzo rivato i fascisti a Varallo alleuna cioè unora dopo la mezanotte sono
andati prendere un partegiano nel letto che dormiva e l'anno uciso. poi tante e
tante cose d'altro che non posso spiegare. 8 Aprile la vigiglia della S. Pasqua
sono rivati ancora qui a Camasco due cambion pieni di fascisti e un centinaio
anno proseguito a piedi apena rivati anno dato ordine di sfonare le campane a
storno per due ore per richiamare tutta la popolasione in torno a loro anno
chiamato tutti anche gli vomini che lavoravano nei boschi per interogarli. Poi
dicevano parlate se non parlate frà 10 minuti sarete fucilati: poi facevano il
giro e dicevano ancora 5 minuti, ancora tre minuti ci siamo: tutta la
popolasione si mise in ginochio fare l'atto di contrisione era giunta l'ora
bambini e donne coi suoi picini in braccio che piangevano era una giornata di
terore per tutta la popolasione Dio volle cera un bon dottore che risparmio la
vita a tutti. Però il capo a dato ordine di bruciare la casa Galetti e sei baite
al Corte. Poi a dato ordine a tutti gli vomini di andare sgombrare le sue case
che fra mezora bruciavano i due paesi. Questa fu una giornata teribile di
angoscia e di dolore tutti anno portato fori in campagna la roba piu necesaria
vestiarii biancheria i letti materassi coperte cc. poi dopo mezzo giorno si mise
a piovere pasiensa dicevamo e meglio bagnata che bruciata e stato finito non
sono venuti la sera sono andati Varallo a svaligiare giu per la Mantegna poi
sono andati al Varaletto anno bruciato la casa del Dionigi cioè della mamma del
Ricardo, poi anno bruciato anche quella casa al Cchiossone della Maria Stragioti.
Ai quatordici aprile sono tornati un centinaio apiedi alle cinque ore del matino
erano gia qui a Camasco Crasie Iddio non anno fatto niente: sono sparsi cioè
sono andati per le montagne un po di qua e un po di la in cerca di partigiani e
non anno trovato nesuno la sua caccia fu vota.
15 aprile Varallo ne anno uciso 9 dietro al cimitero erano in un posso di sangue3.
il mese di luglio sono venuti due volte qui a camasco un plottone giorgiani4
e un plotone di fasisti. entrarono nelle case e facevano man bassa di ciò che
gli venivano fra le mani.
Il tre settembre alle sei del matino si sono già trovati qui a spesionare in
tutte le case parte una ottantina sono venuti su del molino - e parte anno
infilato la strada di Camasco. anno messo so sopra tutto.
Alle 10 settembre sono sono venuti ancora una crossa squadra anno infilato la
strada del molino e sono venuti qui rolate anno preso il Sereno e l'anno portato
via con loro sino al molino poi forsa di suplicare che aveva tre bambini e la
moglie Al'ospedale il comandante la l'asiato in liberta.
Il medesimo giorno Il Pio del molino era in campagna che prendeva delle mele
l'anno portato via con loro. Sua sorella scalsa come si trovava corre a Morondo
anotificarlo al nostro prete che si trovava colà per la festa. E subito il prete
corre a gambe andò giù di là e li apresi al ponte di Morondo a suplicatto tanto
tanto ma non a potuto otenere niente anno dovuto andare fino Varallo al comando
poi forsa di suplicare coll'aiuto del prete l'anno lasciato in libertà.
17 settembre ancora e poi tutta la settimana di seguito duecentoquarantaquatro
fasisti sono venuti e sono andati Ruse e alle Sache nelle montagne in cerca di
partigiani anno preso il Gustavo per istrada che andava Ruse nel suo alpe non
l'anno lasiato andare l'anno fermato poi disero desso venite con noi avevano due
feriti in sieme la sera avevano fatto crossa l'otta uciso un partigiano in cima
la colma di Ruse. abbiamo sentito da qui sparare. e una settimana che sono su
ieri sera andavano giu tutti all'egri cantando contenti di aver fatto un buon
bottino non gli manca niente questi bastioni Anno il presidio la Crosa anno
sentito i reoplani Inglesi anno preso fieno in una casina far falò bruciare
fieno fare chiarore: gli Inglesi per inganarli far vedere che erano partigiani.
Inglesi Americani anno sorvolato due ore sopra; poi coi paracaduti anno lasiato
venire giù ogni ben di Dio tante casette di munizioni tanti vivari di ogni sorta
per fino cicolatti e caramelle vestiarii damigiane di ollio e burro cc cc poi
non sono mai contenti sono sempre in giro amasare gente sensa pietà. Ultimo
genaio5
dopo mezzo giorno ne venuto su una grossa brigata anno piasato la metraglia su
sotto i coppi al molino nella casa del Giuglio Caula e sono stati di vedetta
tutta la notte: e nel cor della notte ne venuto su unaltra brigata il primo e il
due febbraio non finiva più di rivare fascisti e tedeschi quarantasette sono
venuti su dal molino qui a Rolate gli altri anno tirato diritto sono andati a
Camasco erano cinquecento si sono sbandati un po da per tutto e tutti anno
dovuto logiarli e fargli d'amangiare: anche qui a Rolate la sera del due
febbraio sono venuti qui a cercare alogio venera un centinaio tutti anno dovuto
ritirarli e darle coperte paglia cc. cc. cc. tutte le ville erano piene a
Camasco anche la casa del nostro Arciprete tutte le case Corte Costa da per
tutto era pieno zeppo zeppo Cera anche la brigata nera da Como : ma questa e
partita gia nell'ostesso giorno: e gli altri il giorno dopo tre febbraio dopo
mezzo giorno sono andati spandandosi un po di quà un po di là cioè parte anno
pasato fori al Ranghetto e parte a Civiasco cc. cc. e con la neve alta: posiamo
rincrasiare tanto il bon Dio che questi non anno fatto nesun male alla
popolasione; anno fatto solo man bassa a diversi conigli e galine.
Questi si che sono ricordi che per i giovani saranno perenne.
Il 19 marzo un altra brigata sono venuti su aprendere su tutto il fil ferro
spinoso ne anno fatto un crosso rottolo poi sono andati a Varallo fare trinceie.
Il 28 marzo sono venuti al cor della notte da mezza notte fino alle 4 del matino
anno sempre viagiato 500 dico cinquecento fasisti e tedeschi qui non si sono
fermati anno pasato fori il ranghetto e sono andati a Quarna e là anno fatto una
grande strage di gente da ogni sesso6.
Il dodici aprile sono tornati nel cor della notte unora dopo la mezza
notte una settantina con nove muli questi erano giorgiani e fascisti anno fatto
venire fori il prete dal letto a seguirli sono venuti qui Rolate chiamare il
Cessare Caula alle due e si anno fatto compagnare cioè mandati avanti mostrargli
la strada sino Noves e qualcuno fino Omegna poi li anno lasiati in libertà li
anno mandati acasa e loro sono andati a seggare (n.d.r. si presume che
intendesse dire "sono andati a Cesara, paese verso Omegna") : là fino adesso non si sa cosa
avranno fatto.


* Copia del diario, fornitaci dal Dott. Pier Saverio Ar, che
ringraziamo sentitamente, è conservata nell'archivio dell'Istituto, busta 60.
1 Sulla battaglia di Camasco si vedano Pietro Secchia - Cino
Moscatelli, Il Monte Rosa è sceso a Milano, Torino, Einaudi, 1958, p. 134
e ss.; Pietro Rastelli, Vita eroica della "Strisciante Musati" in
"Valsesia Libera", 30 giugno 1945; Gianni Daverio, Io partigiano in Valsesia,
Borgosesia, Isr Vc, 1979, p. 30 e ss.
2 Sulla partecipazione delle famiglie Caula alla Resistenza si veda
P. Secchia - C. Moscatelli, op. cit., ad indicem. e G. Daverio, op.
cit., ad indicem.
3 Fedele Ferraris, Natale Gagliardi, Carlo Gallizia, Mario Moretti,
Nicola Pellegatti, Giovanni Scotti, Fred Miller, William Brown e un partigiano
non identificato, catturati nel corso di un rastrellamento.
Testo integrale del Diario di Letizia Folghera

LA GROTTA DI CAMASCO
da www.torriste.it
denominazione speleologica: Grotta dell’alpe Ovaghe
riferimenti catastali: 2516 PI.VC
ubicazione: Valsesia, Comune di Varallo, frazione Camasco, Valle Rio pianale, Monte del Camossaro
posizione geografica: carta IGM 1:25.000, foglio 30 I SO, Sabbia
coordinate:
4°
quota:
via di accesso: da Varallo, in Valsesia, raggiungere Camasco e la frazione Corte. Attraversare il ponte sul Rio Pianale prendendo la strada regionale, in terra battuta, per il Colle del Ranghetto. Dopo qualche centinaio di metri la strada è chiusa da una sbarra. Uno slargo in terra consente di parcheggiare la macchina. Dalla parte opposta della strada imboccare un sentiero che scende a guadare il Rio Pianale. Rimontare, su sentiero, la sponda destra orografica del torrente. Dopo circa 10 minuti dalla macchina attraversare un torrentello. Continuando nella salita dopo 5 minuti si incontra un secondo torrentello. Rimontarlo per una decina di minuti, lasciare il torrente e risalire il ripido pendio della sponda destra orografica fino ad incontrare un salto di roccia. Alla sua base si apre l’ingresso della grotta.
L’ingresso grotta è costituito da un cunicolo da percorrere a carponi o strisciando. Al termine del condotto si perviene ad una ampia sala. Il pavimento è cosparso da massi caduti dalla volta. Sulla volta, nella parte nord, si notano fratture che probabilmente hanno dato origine alla grotta. Nella parte sud esistono fratture impraticabili. Solo nella parte più meridionale speleologi di Biella hanno disostruito un cunicolo che procede per parecchi metri. Il suo accesso e la sua esplorazione è indubbiamente riservata a speleologi esperti. Come si esce dal cunicolo nel salone conviene lasciare un segnale (ometto di sassi) per essere sicuri di ritrovare il cunicolo quando si intende uscire dalla grotta.
.
Qualche tempo dopo la sua scoperta la grotta è stata visitata
da don Luigi Ravelli parroco di Foresto, alpinista e valsesiano d’antico ceppo,
autore nel 1924 (Stabilimenti Tipografici E. Cattaneo -Novara-) della
“Guida della Valsesia e Monte Rosa”, guida che ancora adesso è di
riferimento per gli escursionisti che frequentano
.
Ecco come Ravelli racconta la sua visita nel libro “Per Valli e Monti”:
“Era il mese di gennaio: tre cacciatori inseguivano una volpe per i boscosi valloncelli del Ranghetto, quando, presso l'alpe Ovaghi, l'animale si tolse agli occhi degli inseguitori, per infilare uno stretto cunicolo aperto nella roccia. II tre cacciatori tornarono in paese, narrarono il fatto e al mattino della Candelaia risalivano in dodici alIa tana e felicemente ne compivano la prima entrata. Erano della comitiva i fratelli Giacomo, Giuseppe, Giovanni Costa; i fratelli Giuseppe, Giulio, Riccardo Caula; Cesare ed Oreste Riccotti; Galletti Battista; Cesa Pietro, Regaldi Gaudenzio ed un altro il cui nome mi è sfuggito. Scoperta la grotta accorsero i visitatori e tra gli altri ci fui anch'io.
Lunedi, 21 febbraio, dopo aver promesso all'autorità di nulla asportare dalla grotta, prendo la strada del Ranghetto, tutta sepolta sotto la neve, salgo all'alpe Ovaghi distante un' ora circa dal paese, scendo pel prato una ventina di metri, svolto a destra sotto una balma, ed eccomi presso la forra. Sono quassù solo soletto. In sulle prime, per quanto io non sia un fenomeno di pinguedine, la sola idea di internarmi in quel budello lungo 15 metri mi affanna il respiro: la curiosita però vince la perplessità ed eccomi nel cunicolo. Ventre a terra, la faccia nella creta vischiosa, avanzo lentamente, strisciando a forza di gomiti e, quando questi non possono funzionare per la ristrettezza del sito, sono Ie punte dei piedi che fanno da propulsori. A metà cammino il budello si allarga d'un tratto formando una piccola botola alta 80 cm per due metri di lato: poi si restringe nuovamente e più di prima, finchè abbassata Ia testa ed incurvato il corpo sotto una forca. Caudina riesco nella sala. È dessa un piano inclinato, lunga una quindiclna di metri per cinque di larghezza e di altezza. II suolo, seminato qua e cola da ossa spolpate di polli e capretti, vittime delle volpi, e formato da un pietrame siliceo tutto sfasciato. Parte della volta e delle pareti è corazzata da un leggero strato calcare d'un brillante assai pronunciato, mentre qua e colà pende qualche piccola stalattite. Dalla parte superiore della sala per una stretta apertura, si entra in una saletta, ove, su di un magro deposito di creta, van maturando alcune stalagmiti, Ie uniche di tutta Ia grotta.
Altro nulla di rimarchevole, per cui rifaccio faticosamente il cunicolo ed esco dalla buca con la promessa di non più ritornarvi.
Una tana di volpe... non merita certo due visite.”
